Christopher Hogwood dirige l’edizione critica degli
Opera Omnia di Francesco Geminiani
Musicista cosmopolita, virtuoso del violino, compositore, didatta e trattatista: queste le parole chiave della carriera di Francesco Saverio [Xaviero] Geminiani (1687-1762).
Lucchese di nascita, Geminiani compì la propria formazione prima sotto la guida del padre, poi a Milano, allievo di Carlo Ambrogio Lonati.
Si perfezionò
continua a leggere "Francesco Geminiani Opera Omnia!"
Venerdì 31 ottobre, il Cinema Il Nuovo di La Spezia si è svolta la Serata Paganini, evento conclusivo dello speciale dedicato al grande virtuoso genovese da MusicalWords.it e la Società dei Concerti della Spezia Onlus. E’ stato un successo. Più di 80 (ottanta) persone hanno accolto il nostro invito per quella sera (sfidando le pessime condizioni climatiche) e hanno partecipato alla proiezione del Film Paganini di Klaus Kinski.
La redazione ringrazia il Dott. Maurizio Caporuscio, Presidente della Società dei Concerti della Spezia Onlus per essere intervenuto con parole di sincera stima e volontà di sempre maggiore collaborazione verso il blog MusicalWords.it, Giordano Giannini per aver introdotto alla visione del film, Andrea Barizza per l’aspetto organizzativo ed infine tutti gli autori che hanno contribuito, gli amici e i lettori ( solo nel periodo dello speciale, oltre 1800!) di musicalWords.it. Ricordiamo, infine, gli sponsor grazie ai quali si è potuta avere una maggiore e capillare diffusione informativa: A.C.I.T. , A. C. Gli Scarti , Blackwave , F. C. P. Germi , il Cinema Il Nuovo.
Redazione MusicaWords.it
Redazione Il Rigo Musicale
Di seguito, breve relazione della serata.
************************************
SERATA PAGANINI
ovvero la persecuzione di una morte estetica.
Venerdì 31 ottobre, il Cinema “Il Nuovo” di La Spezia ha accolto la proiezione di una pellicola dimenticata e, in un certo senso, maledetta (e quale notte migliore di quella di Ognissanti per rievocare ombre pronte a diffondere la pazzia?) : Paganini di e con Klaus Kinski. Proprio lui, “la belva di Danzica”, come soleva chiamarlo il pubblico tedesco. Predatore di ruoli fuori misura quali il Divin Marchese De Sade (Justine), Edgar Allan Poe (Nella stretta morsa del ragno) fino al tormentato sodalizio con il regista Werner Herzog, con cui firmò le sue migliori interpretazioni. Come scrisse adeguatamente Morando Morandini, l’incontro fra Kinski e il meno genovese tra i figli di Genova era scritto nelle stelle: entrambi prigionieri del proprio talento, emblemi di un arte che dava scandalo
continua a leggere "Serata Paganini - Un Trionfo!!!"
E l’uomo diede voce agli animali…
Nell’ultimo libro di Maurizio Bettini un’analisi tanto meticolosa quanto piacevole dell’antropologia sonora nel mondo antico
…Quello degli animali è un linguaggio dimenticato, smarrito, che si manifesta solo in certi momenti, solo a certe persone. Come quello di profeti o estatici. E’ un linguaggio oscuro, addirittura vincolato dal segreto, ma esiste e si manifesta per brandelli sonori… Sono parole poste al termine dell’ultimo libro di Maurizio Bettini, docente di filologia classica all’Università di Siena, spesso docente ospite negli atenei statunitensi, autore di racconti di successo e collaboratore culturale di quotidiani nazionali; si tratta di: Voci: antropologia sonora del mondo antico (Torino 2008, Einaudi, 309 pp.= 221 + appendici, quattro tavole fuori testo e quattordici figure bn, € 24,00).
Come nel precedente, interessantissimo Nascere: storie di donne, donnole, madri ed eroi (1998), l’autore riprende uno dei temi preferiti all’interno dei suoi vasti interessi: il mondo naturale, in particolare quello degli animali, visto con gli occhi dell’uomo antico
continua a leggere "E L’uomo diede voce agli animali…"
Introduzione.
Questo articolo vuole fungere da breve presentazione del compositore alessandrino Alberto Colla (1968). Si cercherà di dare un quadro completo della sua formazione e del suo profilo biografico, senza trascurare alcuni aspetti del suo pensiero poetico e il rapido commento di alcune opere significative. Va detto subito che questioni analitiche approfondite esulano dagli intenti del contributo: si farà semplicemente cenno ad una scelta di composizioni nella vasta produzione di Colla per esemplificare e chiarire meglio il suo pensiero musicale.
In coda al testo si è voluto allegare un elenco di date e luoghi nei quali saranno prossimamente interpretate opere di Alberto Colla: l’ascoltatore e lo studioso interessati potranno rintracciare così con maggiore facilità le occasioni per venire in contatto con la musica del compositore.
Alberto Colla nasce ad Alessandria nel 1968. Mostra da subito un precoce talento che lo porta dallo studio del pianoforte, iniziato in giovanissima età, a quello della composizione, intrapreso presso il Conservatorio della propria città natale sotto la guida di Carlo Mosso (Alessandria 1931-1995). Tale guida è da Colla considerata importantissima sia per la sua formazione, sia per avergli trasmesso l’amore per le opere degli autori ai quali era più legato: Claude Debussy, Giacomo Puccini, Richard Strauss e poi anche Erik Satie, Gabriel Fauré e Alexandr Skrjabin. Si diploma nel 1992 in
continua a leggere "Alberto Colla…"
Pubblchiamo quanto appena giunto in Redazione e in collaborazione con MusicalWords.it
Ringraziamo la Dott. Paola Giovetti e il Comune di Bologna per la segnalazione.
***
Mostra Monete Sonanti
La cultura musicale nelle monete e nelle medaglie del Museo Civico Archeologico di Bologna
21 novembre 2008 - 18 gennaio 2009, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna
Che un coro faccia concerti è un evento scontato; che un coro organizzi una mostra, per far conoscere quanto stretto sia il legame tra musica e numismatica nel corso dei secoli, lo è un po’ meno.
Con la mostra MONETE SONANTI, il Museo Civico Archeologico e il Coro Athena, in collaborazione con il Museo della Musica di Bologna, hanno voluto mostrare quanto, fin dalla nascita della moneta in Asia minore nel VII secolo a.C. ai nostri giorni, incisori, orafi e
continua a leggere "Monete Sonanti"
Pubblichiamo, in collaborazione con musicalwords.it, una lettera aperta giunta in redazione sulla improvvisa morte di Miriam Makeba. L’autore è Marco Viganò.
Per un chiarimento sui “Click” citati, clicca qui e guarda il video.
***
Spett. Redazione,
Cari Lettori,
Amici Tutti
La mia vita con e senza la voce ed i ‘click’ di Miriam Makeba
Era la voce che piú amavo da ragazzo, forte, melodiosa, distante, esotica, morale, viva.
La sola a schioccare davvero, perché la lingua di sua madre, lo Xhosa, aveva mutuato suoni inauditi dal Koi’San, l’idioma dei Boscimani, che non ha vocali né consonanti, solo tonalità di ‘click’ diversi. E’avvenuto durante la loro migrazione, la piú vasta che l’umanitá abbia conosciuto, dal Centrafrica, o appena si sono stanzializzati pochi secoli fa, non molto tempo prima degli Olandesi, presso il Capo di Buona Speranza. So pronunciare da allora n’QoQotwane, dove
ogni Q è un forte schiocchío, un’esplosione di forza indomita. “Gli Inglesi la chiamano la ‘canzone del click’, perché non possono pronunciare nQoQotwane” detto dalla ragazzina carina, con le nere braccia sinuose salde avanti a stringere il microfono sapeva giá di sfida, all’inizio degli anni sessanta.
Non tornò da un viaggio a Venezia, e dopo un anno passato negli States, mentre la sua fama cresceva, il Governo dell’Apartheid le negò il visto per rientrare a seppellire la madre.
Diverse volte si è rialzata, dall’essere prestissimo rimasta orfana di padre, dalla morte dell’unica figlia, Bongi, al culmine di uno di diversi momenti di crisi economica. Allontanò i giornalisti dal funerale, che fece da sé, sola, perché non aveva i soldi per comprare
continua a leggere "Miriam Makeba, un Semplice Click!"
(…continua) Da questo ceppo iniziale prenderà il via una schiera di autori che farà la fortuna del ‘900 inglese, ritagliandosi una buona fetta della storia musicale dell’intero secolo con la sua capacità finalmente ritrovata di sintetizzare un linguaggio autonomo e riconoscibile, che rielabora alcune delle più importanti tendenze
europee da una parte, mentre dall’altra presenta certe peculiarità caratterizzanti che lo rendono assolutamente originale e stimolante: passando attraverso l’eleganza quasi neoclassica di Eugene Goossens (1893-1962) e Herbert Howells (1892- 1983) e al brillante sinfonismo di Arthur Bliss (1891-1975) si giunge al granitico e limpido stile di Sir William Walton (1902-1983), capace di creare uno stile orchestrale insuperato, all’eclettismo poliglotta di Benjamin Britten (1913-1976) o all’efficace sperimentalismo di Sir Michael Tippett (1905-1998).
Questo è l’asse principale, l’asse portante della musica inglese del nostro secolo: a sua volta però, da questo tronco si dipartono molti altri rami, tanti sotto-filoni, con i loro propri esponenti e le loro opere peculiari: produzioni forse ritenute minori perchè non sempre felici, c’è da dire, ma che comunque hanno contribuito a rendere il ‘900 Inglese un periodo ricco, fervente e pulsante, quasi la natura avesse voluto colmare in questo preciso lasso di tempo quel silenzio
continua a leggere "British Rule /2"
La storia della musica d’arte inglese è una storia particolare: particolare non solo per i “frutti” che ha dato nell’economia della storia della musica, ma anche per come si è dipanata e sviluppata nel corso del tempo. Particolarità che risaltano maggiormente agli occhi (ma soprattutto alle orecchie) di chi ha alle spalle una formazione musicale differente, fondata su una concezione estetica diversa da quella consolidata in Gran Bretagna; il suono, le atmosfere e il colore tipico british non possono lasciare indifferente chi è cresciuto, musicalmente parlando, nel paese del belcantismo e del melodramma.
Per questo fascino musicale intrinseco, ed in ossequio al cinquantenario della morte del compositore inglese Ralph Vaughan Williams (1872-1958), ho deciso di buttare, in poche righe, una riflessione generale su quella che è stata la parabola della musica inglese, sperando così sia di offrire spunti di riflessione, sia di contribuire, nel mio piccolo, a sdoganare la musica inglese nel nostro paese, dove ancora non viene posta nella luce e nella considerazione che meriterebbe.
Riflettendoci bene, la musica inglese ha avuto davvero tardi il suo exploit. Certo, c’è stato il periodo dei cosiddetti “virginalisti”; sappiamo della musica vocale rinascimentale di Thomas Tallis (1505 ca.-1595) e William Byrd (1540 ca.-1623); conosciamo le eccellenti composizioni liutistiche di John Dowland (1563-1626), e l’apogeo barocco di Henry Purcell (1659-1695)… e poi? Inspiegabilmente più nulla: l’Inghilterra, che pure aveva saputo dire la sua in questi due secoli con una meravigliosa messe di irripetibili capolavori, culminanti con il genio di Purcell, sembrava non essere culturalmente attrezzata per stare al passo con l’esplosione del classicismo prima, e del primo romanticismo poi.
Il motivo, a mio avviso, va ricercato nell’isolamento fisico determinato dalla sua condizione di isola che non gli ha permesso di cogliere fino in fondo tutti quegli stimoli di cambiamento che proliferavano nel cuore dell’Europa continentale, e che erano frutto anche di uno scambio serrato di esperienze e tendenze eterogenee: basti pensare alla fondamentale scuola di Mannheim per esempio, alla sua genesi e agli sviluppi che ha provocato. Abituati ad avere un ruolo autonomo e preciso nel panorama musicale europeo (e quindi a recitare la parte di chi il gusto è in grado di determinarlo a prescindere da ciò che accade altrove), gli inglesi si trovano improvvisamente tagliati fuori,
continua a leggere "British Rule /1"