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Ecco in Anteprima il Libretto del Festival Paganiniano di Carro.
Scaricatelo QUI e diffondetelo!
Ed eccoci giunti all’ultimo post di questo speciale!
E’ stato un avvenimento molto intenso e con un grado di partecipazione da parte dell’utenza sicuramente molto elevata… circa 1000 i contatti nelle sole ultime due settimane!
E quale modo migliore per chiudere il nostro ciclo di interventi a tema se non quello di riunire quante più persone possibli, in un unica città per una serata tutta dedicata a Paganini? Da qui l’idea della Serata Paganiniana
Il presente Post vale come Invito a tutti per quanto segue:
Teatro Cinema Il Nuovo
Via Colombo, 99 - La Spezia
31 Ottobre 2009
Ore 17.30
Proiezione del Film
Paganini di Klaus Kinski
regia di Klaus Kinski
con Klaus Kinski, Deborah
Kinski (Caprioglio), Nikolaj
Kinski, Dalila Di Lazzaro,
Bernard Blier, Donatella
Rettore
Ore 20.45
Introduzione alla figura di Paganini
a cura di Alberto macrì
Presentazione del Film
a cura di Giordano Giannini
Proiezione del Film
Klaus Kinski’s Paganini: frammenti di una vita scellerata
“La folla era immensa … Finalmente, entrò in scena una figura che sembrò scaturire dall’inferno … Segni indelebili di una profonda sofferenza, di genio e di un’oscura sapienza infernale erano scavati nella sua espressione …” Pensieri proibiti formano parole nella mente di una giovane spettatrice al Teatro Regio di Parma. Arpeggi, fiori, espressioni voluttuose. Chi era veramente Niccolò Paganini? Un violinista la cui mano era guidata da un fremito diabolico? Un artista affamato di sesso? Forse era solo un bambino che gioca. Cos’è in fondo un essere diabolico se non il simbolo “dei bambini disobbedienti e imbronciati, che domandano allo sguardo paterno di pietrificarli nella loro essenza singolare, che fanno il Male nel quadro del Bene per affermare la loro singolarità e per farla consacrare?” (J. P. Sartre). Nel 1989, quando Paganini uscì nelle sale, affermazioni quali “magniloquente spot pornografico”, “delirio di un divo finito” hanno trionfato sulle recensioni. A distanza di vent’anni, il testamento cinematografico di Kinski resta difficile da rivalutare (attori risibili, erotismo laido, riprese quasi amatoriali) ma, dopo una visione più attenta, si prende atto di aver assistito a un episodio lacerante di morte sul lavoro. Non è tintura, quella versata dall’attore sul violino (una delle sequenze più agghiaccianti, alternata con lo sgozzamento di un capretto), ma il suo sangue. Perché questo era Kinski. Istinto, continue reading "Paganini’s Kinski…"
(…Continua) Qualcosa di simile si ripete nel 1827. Scrive all’amico avvocato Germi il 14 agosto da Liveorno: “per diporto mi trovo qua”. In effetti questa visita era già stata programmata da oltre un mese. Infatti la Gazzetta di Firenze del 10 luglio informava: “Nell’I. e R. Teatro della Pergola nella sera di Giovedì 12 corr. il celebre sig. Cav. Paganini, a generale richiesta, farà sentire il suo violino in un Accademia ch’egli dar. Un manifesto indicherà i pezzi che si eseguiranno. Quindi il suddetto celebre Professore passerà per Livorno per dare in quella città un concerto”.
A proposito del concerto fiorentino il Neill precisa che oltre a brani orchestralei e arie operistiche cantate dalla Bianchi ( allora amante d Paganini) e dal Gastaldi, figuravano un concerto del Maestro genovese, la “sonata con variazioni a preghiera del Mosè sulla sola quarta corda del violino” e infine la “Variazioni intitolate la Cenerentola” tutte composizioni eseguite da Paganini. Forse superfluo aggiungere che le variazioni sulle opere rossiniane sono quelle arie “dal tuo stellato soglio” dal Mosè e quella del rondò finaleper l’altra opera. Ma il concerto per violino e orchestra non è stato possibile individuarlo per mancanza di ulteriori elementi specifici.
Ho voluto riportare un cenno al programma del cocnerto fiorentino per dare un’idea sulla consistenza delle accademie paganiniane in quel periodo. Purtroppo, continue reading "Paganini and Livorno /2"
Era ancora un ragazzo quando il padre “ligaballe”, ossia imballatore nel porto di Genova, di fronte alla calata delle truppe napoleoniche e al conseguente blocco del porto da parte dela flotta inglese avrebbe abbandonato il capoluogo ligure per cercare un’occupazione più stabile a Livorno. Ma questa città è raggiunta più tardi dopo “un giro nell’alta Italia e in Toscana, fermandomi molto tempo a Livorno” come narra lo stesso violinista “a comporre muisca per fagotto per un dilettante svendese che si lagnava di non trovare musica difficile (…) Trovandomi una volta a Livorno per diporto e senza violino, un monsieur Livron m’impresta un violino per sonare un concerto di Viotti, e me ne fece poi regalo”.
Paganini poteva avere in quell’epoca 17 o 18 anni. Il Livron potrebbe essere quel negoziante e impresario teatrale che gli fece dono del “Guarnieri del Gesù″ costruito nel 1742 che Paganini lasciò per testamento “alla città di Genova onde sia perpetuamente conservato”. E’ noto che il prestigioso strumento si trova in una apposita teca nella sala verde di Palazzo Tursi, sede del Municipio e che, suonato saltuariamente in occasioni di particolare impegno, viene ogni anno imbracciato dal vincitore del concorso internazionale Paganini per una pubblica esecuzione. Un altro violino, e ancora un Guarnieri, Paganini si era guadagnato poco prima a Parma “scommettendo con il pittore Pasini, proprietario dello strumento, che avrebbe eseguito a prima vista un complicato concerto”.
E’ probabile che Paganini fosse giunto a Livorno nel 1800 con una lettera di presentazione per il console britannico Colonello Archibald McNeill che lo aiutò a reperire una sala da concerto. Ed ecco subito un incidente del quale il violinista riferì allo Schottky. “Non avendo preso in considerazione la possibilità di tenere un concerto presso un’associazione musicale privata (Società degli esercizi musicali), questa si vendicò impedendo all’orchestra che doveva accompagnarlo di presentarsi in teatro. Ciò costrinse Paganini a cambiare programma: egli si esibì per tre ore da solo o con alcuni accompagnatori reperiti sul momento ottenendo un successo senza precedenti.
Naturalmente i suoi oppositori cambiarono idea e il concerto seguente, molto atteso, ebbe regolarmente luogo nel teatro della città con il concorso dell’orchestra. ‘In quell’occasione’, afferma Paganini per bocca di Schottky, ‘i miei avversari si scusarono continue reading "Paganini and Livorno /1"
Proponiamo un’intervista al Prof. Di Marino, Vice-Presidente Vicario della Società dei Concerti della Spezia Onlus e ideatore del Festival Paganiniano di Carro.
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Che cosa è il Festival Paganiniano di Carro e come è nato?
Quando iniziò l’esperimento del Festival Paganiniano di Carro, la Società dei Concerti non poteva prevedere che la manifestazione avrebbe avuto il successo che invece ha poi riscosso. Anzitutto il territorio al quale necessariamente doveva rivolgersi: territorio sul quale la musica classica era stata di rado presente, se si eccettua il decennio a cavallo tra la metà degli anni ‘80 e la metà dei ‘90, caratterizzato dalla capillare azione che la SDC svolse con la programmazione estiva che aveva interessato pressoché tutti i paesi della Val di Vara; territorio, poi, non così facilmente accessibile e, comunque, poco conosciuto e frequentato dagli abitanti dei limitrofi centri maggiori. Insomma, le prospettive potevano apparire tutte negative… tanta, però, fu la fiducia nella suggestione che promanava dalla figura di Paganini (fare musica nel suo paese di origine…!), nel fatto che in estate vi erano villeggianti stanziali, che prima o dopo si sarebbe attivato, finalmente, un flusso turistico, e che il lancio del festival fu deciso. Tutte queste continue reading "Breve storia del Festival di paganiniano di Carro"
Non v’è dubbio che la tradizione abbia relegato Paganini al ruolo nobile ma limitativo e fuorviante di ‘virtuoso del violino’, esaltandone le virtù esecutive e sacrificandone gli apporti in sede compositiva. Di qui l’obbligo di una ridefinizione maggiormente equilibrata della sua opera, che tenga davvero conto di tutto ciò che è rimasto dei suoi lavori. Risponde a tale esigenza la decisione di fornire a studiosi e interpreti la possibilità di confrontarsi con l’intero corpus paganiniano mediante l’esecuzione delle sue opere. Per questo motivo, da sette anni la Società dei Concerti di La Spezia organizza il Festival Paganiniano di Carro, una manifestazione che nel corso degli anni è diventata un appuntamento importante nella Riviera ligure e che ha visto la presenza dei maggiori musicisti a livello internazionale. E tuttavia la partitura, il suo studio e la sua esecuzione sono solo parte del processo di formazione del giudizio. La sempre maggiore attenzione dedicata a questo compositore da chi ha seguito le diverse edizioni del Festival ci ha convinti a creare un supporto che dia conto periodicamente dello stato del dibattito internazionale sul compositore e che insieme alla musica eseguita costituisca un grande appuntamento annuale: la musica e la musicologia sono finalmente protagonisti assieme di un progetto davvero ambizioso.
Di conseguenza, in occasione dell’VIII edizione del Festival Paganiniano di Carro, la Società dei Concerti e il Centro Studi Opera Omnia Luigi Boccherini di Lucca, in collaborazione con MusicalWords.it, organizzano un convegno internazionale di musicologia dal titolo Niccolò Paganini: Diabolus in Musica.
Per tale occasione giungeranno nella nostra città studiosi dalle più prestigiose università internazionali per affrontare le numerose stimolanti proposte che questo tema offre alla ricerca e approfondirle in una consapevole discussione interdisciplinare. In particolare, si vuole investigare il problema del rapporto tra Paganini e le ‘scuole’ violinistiche del Sette e Ottocento, con particolare attenzione alla prassi esecutiva coeva, alla ricezione della musica di Paganini e al fenomeno del virtuosismo strumentale.
In connessione al convegno sarà organizzato anche un importante concerto del Festival paganiniano e si svolgeranno relazioni di prassi esecutiva tenute da due Keynote Speakers. Il primo di questi è il professor Clive Brown, dell’Università di Leeds, continue reading "Niccolò Paganini, Diabolus in Musica!"
(…continua) Passiamo ora a illustrare alcune analogie con i Capricci Op. i di Paganini.Gli stilemi comuni alle due Opere sono molti, come l’impiego costante delle terze e di brevi scale discendenti precedute da arpeggi da eseguirsi con colpo d’arco picchettato. L’influsso locatelliano su Paganini sembra non limitarsi alla tecnica violinistica, ma investe anche tratti psicologici che costituirono una componente non secondaria nella caratterizzazione della figura del virtuoso moderno. Alcune testimonianze riportano che, prima della performance, Locatelli assumeva una posa studiata e aveva uno sguardo intenso, misto di concentrazione e teatralità. Egli creò intorno a sé un’aura di mistero, simile a quella dei grandi virtuosi ottocenteschi come Paganini. Entrambi ‘primedonnne’, i due virtuosi furono accomunati anche dalle caratteristiche fisiologiche della mano, in entrambi non sproporzionata, avente dita non lunghissime ma dotate di una flessibilità estrema. Nel caso specifico di Paganini è pressoché certo che tale lassità di legamenti fosse dovuta a una malattia conosciuta come morbo di Marfan, anche se altri sospettano si trattasse della sindrome di Ehlers-Danlos. Non sappiamo se Locatelli soffrisse della stessa sindrome, ma è indubbio che gli fossero agevoli aperture delle dita impraticabili ai più [1].
Per ritornare alla tecnica violinisitica, vi sono alcune analogie fra le tecniche adoperate nelle due opere [2]. Negli Esempi 1 e 2, per esempio, si può osservare un simile continue reading "Paganini VS Locatelli /3"
(…continua) L’Arte del Violino di Locatelli fu pubblicata per la prima volta ad Amsterdam nel 1733 per i tipi di Le Cène [1]. Costituita da 295 pagine, all’epoca della pubblicazione veniva venduta al costo di 25 fiorini, un prezzo enorme se paragonato ai 6 fiorini dello stipendio percepito da un artigiano in una settimana di lavoro [2]. Infatti, i prezzi delle opere stampate da Roger e Le Cène non oltrepassavano generalmente i dieci fiorini, anche nel caso di voluminose raccolte concertistiche. L’Arte del violino, dunque, oltre a costituire una delle più impegnative imprese editoriali sostenute dalla rinomata casa editrice, si imponeva all’attenzione per la modernità dei contenuti.
L’Opera Terza di Locatelli risulta essere un compendio delle risorse dell’arte violinistica, in particolare nei Capricci che sembrano veri e propri studi atti ad approfondire tratti specifici della tecnica strumentale. I 24 Capricci sono brani dal carattere continue reading "Paganini VS Locatelli /2"
Pubblichiamo un saggio del musicologo Roberto Illiano già apparso sulla rivista Il Rigo Musicale e nel volume Henryk Wieniawski and the 19th Century Violin Schools: Techniques of Playing, Performance, Questions of Sources and Editorial Issues. *
A causa di ragioni tecniche la pubblicazione coprirà tre giorni di programmazione.
Buona Lettura.
La Redazione
* : ROBERTO ILLIANO, ‘Pietro Antonio Locatelli’s Influence on Niccolò Paganini’, in: Henryk Wieniawski and the 19th Century Violin Schools: Techniques of Playing, Performance, Questions of Sources and Editorial Issues, edited by Maciej Jabłonski and Danuta Jasińska, Poznań, The Henryk Wieniawski Musical Society in Poznań-Rhytmos, 2006 (Henryk Wieniawski Complete Works B Series), pp. 75-87
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L’EREDITÀ LOCATELLIANA NEI CAPRICCI DI N. PAGANINI
I 24 Capricci Op. I [1] di Niccolò Paganini, pubblicati a Milano nel 1820, rappresentano l’ideale continuum dell’Arte del Violino di Pietro Antonio Locatelli. Con tale opera, infatti, Paganini portò al limite estremo potenzialità tecnico-espressive dello strumento, anche se poco aggiunse alle conquiste delle generazioni di virtuosi che lo precedettero. Egli non fu un vero e proprio innovatore: il suo più grande merito, infatti, fu quello di fondere in geniale sintesi le precedenti innovazioni tecniche di autori come Locatelli (1695-1764), Francesco Geminiani (1687-1762) [2], Heinrich Ignaz Franz Biber (1644-1704) [3], and Michel Woldemar (1750-1815) [4].
In Francia, dove Paganini si impose come virtuoso, la tradizione violinistica fu talmente importante da insidiare il primato italiano, soprattutto dopo il 1770, anno della morte di Giuseppe Tartini e della sua ‘Scuola delle Nazioni’ di Padova[5]. Jean-Marie Leclair (1697-1764), discepolo di Locatelli, formò una moltitudine di allievi che diffusero il virtuosismo continue reading "Paganini VS Locatelli /1"
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